la storia del maso
1532 – una data incisa nel legno e nella memoria
È la traccia più antica ritrovata nella storia di Ostì Vedl, che in ladino significa “osteria vecchia”. La prima del paese. Da sempre della famiglia Costa. Ma la sua storia inizia ancora prima delle date.
Nel 1490, ai piedi del Sass de Putia, una tempesta violenta scatenò una frana immensa. La terra scese a valle e travolse la chiesa di Longiarù, che allora sorgeva accanto all’osteria. Della chiesa rimase solo una campana, oggi custodita a Innsbruck.
La locanda invece restò in piedi. Silenziosa, resistente. E continuò a fare ciò che aveva sempre fatto: accogliere.
Con quella sobrietà ladina che non alza la voce, che non ostenta, ma prepara il tavolo, accende la stube e lascia che sia il calore a parlare. Un’ospitalità fatta di gesti misurati, di mani operose, di silenzi pieni.
All’inizio del Cinquecento era già citata nelle cronache del paese. Un’osteria viva, rifugio per i viandanti e cuore delle serate del borgo.
Si racconta che una sera, durante una partita a carte, tra una mano giocata male e un sorso di troppo, qualcuno arrivò a giocarsi persino la licenza dell’osteria. E la perse.
Così Ostì Vedl chiuse le sue porte come locanda e rimase semplicemente la casa privata del maso. Fino al 2008 quelle stanze hanno custodito la vita dei nonni di Martin. Poi è arrivato il silenzio.
Dal 2008 al 2015 la casa è rimasta ferma, ma non spenta. Come un respiro trattenuto. Come se aspettasse che qualcuno trovasse il coraggio di ascoltarla di nuovo.
Martin lo sa bene.
Quando ne parla, abbassa lo sguardo. Gli occhi si velano, la voce cerca spazio tra le emozioni.
“Nel 2015 abbiamo iniziato i lavori io e mio papà. Era il suo sogno. Voleva ridare vita alla casa dove era nato. Non cambiarla, ma rispettarla. Farla tornare quello che era sempre stata.”
Si ferma un istante, come se rivedesse quelle giornate.
“Facevamo tutto insieme. Ogni scelta, ogni dettaglio. Non stavamo solo sistemando delle mura. Stavamo costruendo qualcosa per il futuro.”
Poi il respiro si fa più profondo.
“Nel 2018, durante la tempesta del Vaia, mio papà ha avuto un incidente mentre era di servizio con i vigili del fuoco.”
Le parole scendono lente.
“Non ce l’ha fatta. E per un po’ non ce l’abbiamo fatta neanche noi.”
Si ferma. E per qualche secondo non dice altro.
“Per un po’ ci siamo fermati. Non avevamo la forza di continuare. Entrare qui faceva troppo male.”
Le dita sfiorano il tavolo, quasi a cercare un appiglio.
“Poi, dopo qualche anno, abbiamo capito che lasciarla così non era quello che avrebbe voluto. Così abbiamo ripreso in mano tutto. Piano. Con rispetto. E abbiamo finito quello che avevamo iniziato insieme.”
Alza gli occhi.
“Era il suo sogno. Finirlo è stato come tenere viva una parte di lui.”
Ad agosto 2023, Ostì Vedl ha riaperto le sue porte.
Oggi è gestita da Martin, e dalla sua mamma Hildegard. Dentro, tra le stube e le camere, il legno racconta ogni cosa. Le pareti, i pavimenti, gli arredi custodiscono il tempo senza trattenerlo.
Qui la quotidianità diventa semplice, essenziale. Il ritmo rallenta.
E ti accorgi che a volte non serve aggiungere nulla. Basta solo restituire vita a ciò che l’ha sempre saputa accogliere.



























