Mi sono innamorata di Sauris ancora prima di andarci. Lo ricordo bene quell’ottobre del 2025: mi trovavo alla fiera TTG di Rimini con mia mamma e camminando tra i vari stand ero rimasta colpita da quello del Friuli Venezia Giulia.
Anni fa una ragazza mi aveva chiesto se in zona c’era una struttura stile Flaïa, ma io nemmeno sapevo dove si trovava Sauris. Da curiosa quale sono, avevo iniziato a cercare informazioni su cosa si potesse fare in zona, e sugli alloggi che magari in futuro sarebbero potuti far parte del mio progetto. E quel giorno, vedere il cartello in fiera attaccato a una delle micro scrivanie dello stand, mi sembrò una chiamata del destino.
Ad accoglierci Anna e Caterina della Rete d’Imprese Sauris – Zahre, due ragazze giovani, molto carine, solari, disponibili e soprattutto appassionate del loro territorio.
E quando senti l’entusiasmo di chi racconta la propria terra con così tanto amore, ne rimani anche tu esterrefatta, tanto da voler partire il prima possibile.
Così è stato per noi, e oggi sono qui a raccontarti un viaggio che ha decisamente superato le mie aspettative da tanto è stato magico e terapeutico, perché Sauris è un luogo fuori dal mondo, che ti fa staccare davvero la spina.
sauris in inverno
Dovevamo partire per Sauris a novembre, ma per una serie di motivazioni personali, abbiamo dovuto rimandare il viaggio e devo dire che è andata ancora meglio di quanto mi aspettassi. Hai presente quelle nevicate che si vedono nei film?
Ecco, io e mia mamma ci siamo trovate con così tanta neve al nostro arrivo che il paesaggio sembrava quasi surreale, fiabesco. Non so da quanti anni non vedevo nevicare così.
In quel momento mi sono sentita nella quiete più totale, quella che si fa fatica a trovare, vuoi per i mille impegni quotidiani, o per il traffico che ti blocca in città.
E andare a Sauris la settimana prima di Carnevale si è rivelata la scelta migliore, perché ha permesso a me e a mia mamma di partecipare al corso di intaglio delle maschere organizzato dai fratelli Plozzer, insieme anche ad Anna e Caterina, che abbiamo ritrovato con piacere lì quella sera.
Vedere così tante persone presenti, per realizzare una maschera che non per forza doveva essere la loro, ma magari quella del vicino di casa, mi ha fatto capire quanto sia bello sentirsi parte di una comunità, in cui le persone si aiutano le une con le altre, scambiandosi suggerimenti.
Questa idea di fare rete l’ho trovata anche in tutte le altre mie visite alle realtà locali di Sauris, dove magari una teneva anche i prodotti dell’altra, e così ho capito che qui non c’è nessuna invidia, ma soltanto supporto reciproco. Ecco cosa significa far parte di una comunità.
Una serata che resterà nei miei ricordi, passata a chiacchierare e a ridere, perché qualcuno magari spingeva un pochino troppo forte con lo scalpello e il martello, e finiva così per creare delle prese d’aria in più non previste.
Ed è stato altrettanto bello sedersi a tavola tutti insieme, lasciando che il sapore dei Vledlan mi conquistasse: deliziose frittelline aromatizzate alla salvia o alla menta, che si preparano di solito durante il periodo di Carnevale.
Talmente contente dell’esperienza, io e mia mamma saremmo volute rimanere lì ancora per molto tempo, ma la nevicata era talmente forte che una volta finito il corso decidemmo subito di ritornare nella nostra casetta (Haus Pà Sefn) per paura di rimanere bloccate sotto la neve, nonostante le catene.
Che dire di Sauris in inverno? Che è magica, è l’ambientazione perfetta per una fiaba, con i suoi camini accesi e l’odore di legna a farti compagnia.
Sono tante le esperienze da vivere per conoscerla e portarti a casa un piacevole ricordo, e qui ti suggerisco tutte quelle da non perdere in viaggio, ma prima uno sguardo a uno degli eventi più belli che si svolgono a Sauris: il Carnevale.
Il carnevale di Sauris
Sauris, o Zahre nella sua antica lingua di origine alto-tedesca medievale, celebra il Carnevale con riti antichi che fondono tradizioni germaniche e cultura montana in uno spettacolo unico.
Non si tratta di una rievocazione folcloristica pensata solo per i turisti, ma di una celebrazione vissuta dalla comunità con un senso di appartenenza profondo, lo stesso che ho potuto constatare quando ero lì con mia mamma.
Qui ogni famiglia contribuisce alla preparazione di costumi, maschere e scenette che raccontano frammenti di vita locale.
Sono due le figure protagoniste del Carnevale di Sauris: il Rölar, ovvero il banditore della festa, vestito in abiti scuri, con la faccia annerita di fuliggine, e una cintura di campanacci (le Röln),
che si aggira per le strade del borgo ad annunciare che il tempo delle maschere è arrivato.
Accanto a lui c’è il Kheirar, il re della festa, che porta con sé una scopa di saggina per bussare alle porte delle case. E quando entra spazza via tutto ciò che l’inverno ha lasciato, un gesto antico simbolo di rinnovamento e della primavera che verrà.
E sai che a Sauris ci sono sia le maschere belle che quelle brutte?
Se deciderai di partecipare dovrai scegliere da che parte stare: tra le scheana schembln, le maschere belle, che indossano abiti eleganti e si muovono con grazia, o le scheintena schembln, quelle brutte, con vestiti rattoppati e modi volutamente goffi e irriverenti.
Le maschere in legno sono intagliate a mano dagli artigiani del posto, un lavoro paziente che inizia mesi prima della festa.
C’è poi un dettaglio curioso: le maschere restano segrete fino alla festa finale a teatro, quando arriva il momento della rivelazione. Solo allora vengono mostrate davvero, perché per ballare chi le indossa deve necessariamente toglierle.
La notte delle lanterne
Il momento in assoluto più evocativo dell’intero Carnevale arriva quando cala il buio e il corteo si raduna a Sauris di Sopra.
Immagina le lanterne che si accendono una ad una, e i partecipanti che si incamminano verso il bosco lungo un percorso di circa due chilometri e mezzo, tra i sentieri innevati, fino a una radura dove far ardere il falò per scaldarsi e bere il vin brulè.
Il corteo va da Sauris di Sopra a Sauris di Sotto presso il Nuovo Kursaal e viene accompagnato dai profumi della cucina tradizionale, come quelli che sprigionano i Vledlan, frittelle profumate di cui ti ho già parlato prima, e il Dunkatle, un piatto a base di carne di maiale e salsicce cotte nel latte con polenta, oltre al famoso prosciutto di Sauris, affumicato con legno di faggio. Il Carnevale a Sauris è una festa che valorizza le antiche tradizioni e già da solo vale il viaggio. Sei d’accordo?
Cosa fare a Sauris in inverno
Ed eccomi qui a consigliarti tutte le esperienze che potrai fare a Sauris, iniziando da quelle gastronomiche alla scoperta delle prelibatezze del territorio, che sono certa apprezzerai.
Visita al prosciuttificio Wolf
Le radici di questo prosciuttificio affondano nell’Ottocento, quando il norcino Pietro Schneider, detto “Wolf”, iniziò a lavorare prosciutti e salumi secondo le antiche tradizioni di Sauris. Fu però negli anni Sessanta che il nipote Giuseppe Petris trasformò questa preziosa eredità nell’azienda di famiglia, portandola avanti con determinazione.
Durante la visita ho percepito l’amore e la cura di un’azienda molto grande per Sauris, che tra l’altro è simbolo di eccellenza in tutta Italia. Ed è questo che ha colpito sia me che mia mamma: non ce lo aspettavamo proprio!
È stato piacevole ascoltare uno dei tre salatori raccontare il proprio lavoro con tanta passione.
Essendo inverno, non abbiamo potuto fare la degustazione finale, perché per una questione di spazi al momento non è prevista in questa stagione, e devo ammettere che sarebbe stata la ciliegina finale per rendere l’esperienza ancora più completa. Durante l’estate, invece, quando fuori alla Wolf c’è un grande chiosco, è possibile scegliere se fare solo la visita oppure abbinarla alla degustazione.
La malga Alta Carnia
Vale la pena fermarsi anche da Malga Alta Carnia, un negozio che, pur non essendo una vera malga, custodisce il sapore dell’alpeggio attraverso formaggi a latte crudo e la stagionatura delle forme provenienti dalle malghe della zona.
Ad accoglierci c’era la proprietaria, gentilissima e disponibile. Davanti a tutti quegli erborinati naturali e ai formaggi, io e mia mamma non abbiamo saputo resistere alla tentazione: ne abbiamo fatto scorta, chiedendo anche di metterli sottovuoto. E sai una cosa?
Ogni volta che facciamo colazione con quei formaggi, la mente torna subito a Sauris e al bellissimo viaggio vissuto insieme.
L'azienda agricola Biancosauris
Che esperienza la visita all’azienda agricola Biancosauris, incominciata con una salita a piedi dal parcheggio, perché la strada è alquanto ripida e con la macchina era pressoché impossibile proseguire nell’ultimo tratto.
Trovarla non è stato immediato, anche perché le indicazioni erano poche, ma noi non avevamo alcuna intenzione di arrenderci e abbiamo chiesto informazioni ad alcune persone che abitavano poco più sotto. All’arrivo ci è venuta incontro Francesca, sorridente: una donna energica e solare, capace di conquistarci subito per il modo in cui racconta il suo lavoro.
All’azienda agricola Biancosauris abbiamo assaggiato due formaggi, di cui uno alle erbe che definire strepitoso è quasi riduttivo. Sapeva davvero di erbe di montagna, non come quelli che si prendono qui da noi e non sanno praticamente di nulla.
E poi lo yogurt di capra, che bontà! Era talmente buono che non appena l’ho portato a casa mio marito Marco l’ha finito.
Vogliamo parlare del bruno? Una squisitezza che fanno solo Marco e Francesca: una crema di ricotta caramellata senza zuccheri aggiunti, ma solo con siero di latte e latte di capra.
Ce l’ha consigliata un signore che si trovava lì a fare acquisti, e aveva pienamente ragione.
Ci ha conquistate al punto da comprarne sei barattoli, anche perché si può congelare, e ormai non manca mai nelle nostre colazioni. Mi sa che dovremo tornare presto a Sauris per fare scorta, e come sai non vediamo l’ora.
Tutto ciò che trovi da Biancosauris nasce dal latte delle loro caprette di razza nera di Verzasca, allevate seguendo il ritmo lento della montagna, proprio di fronte al lago di Lago di Sauris. Eh già… non se la passano così male quelle caprette!
Le marmellate di Albert
Questa volta ad accoglierci è stato il vicesindaco di Sauris, che con entusiasmo ci ha raccontato la sua storia e l’amore con cui produce le sue marmellate, coltivando un terreno di ben 3.800 metri quadrati dove crescono fragole, more, ribes, frutti di bosco, mirtilli e lamponi.
È nel suo laboratorio che tutta questa passione prende forma e si trasforma in marmellata. Peccato non aver potuto vedere i frutti all’esterno: sarà un’ottima occasione per tornare a Sauris in estate e scoprirla sotto una luce diversa.
Qui ho trovato anche alcuni prodotti di Pa’ Mairlan, dettaglio che rafforza ancora di più l’idea di quanto il senso di comunità a Sauris sia autentico e presente.
Pà Mairlan
Ci avevano parlato talmente tanto bene delle sue tisane, che io e mia mamma siamo andate subito al negozio senza troppi indugi. Sono buonissime, questo lo confermiamo, ma oltre alle tisane ci siamo innamorate anche dei suoi prodotti per il corpo.
Sai vero come è finita la storia? Con mia mamma che ha acquistato la crema mani provandola una volta fatto ritorno nella nostra casetta.
Era così buona che abbiamo preso anche la crema arnica, lo shampoo al lino e il bagnoschiuma al pino mugo, che mio padre adora.
Insomma, se decidi di venire a Sauris in inverno, una tappa qui è d’obbligo.
Beibarhaus tessitura Sauris
Immagina un’antica segheria in pietra e legno e un laboratorio artigianale che prende vita al suo interno. Vorresti entrare anche solo per dare un’occhiata, vero?
Ad accompagnarci qui è stata Anna, felice di mostrarci una delle realtà artigianali a cui tiene di più.
Ci troviamo a Sauris di Sotto e qui la tessitura racconta e valorizza con grande maestria la storia del territorio e anche quella delle sorelle Sandra e Adriana Schneider che hanno portato avanti quest’attività per ben 40 anni, fino al 2020.
Una vera e propria missione di vita la loro, visto che la tessitura in passato era affidata esclusivamente agli uomini, mentre le donne erano solite dedicarsi alla cardatura e alla filatura delle fibre provenienti da allevamenti e coltivazioni locali.
Ora l’attività è nelle mani di Cristian Petris, che ha riportato alla luce una tradizione profondamente radicata nella cultura locale nel suo laboratorio Beibarhaus (nella lingua saurana Beibar è il tessitore, Haus la casa).
Qui nascono creazioni, quali tappeti, arazzi, centrotavola, sciarpe, mantelle e coperte, sia per la casa che per la persona, in fibre naturali come lana, lino, canapa e cotone.
Sono lavorate con cura, rispetto della materia e intrecciate al telaio a mano con minuzia.
È bello che il laboratorio apra le porte a chi vuole vivere un’esperienza autentica, imparando a usare il telaio per portarsi a casa un pezzo della tradizione di Sauris.
Poteva forse mia mamma non comprare nulla? Ti lascio immaginare la risposta, e infatti si è fatta fare una coperta che Cristian le spedirà presto a casa.
Detto questo, io ti consiglio di far visita a questa antica segheria, che ricorda tanto le botteghe di una volta. Noi ne siamo rimaste affascinate, non solo per il luogo in sé con così tanto legno, ma anche per le vetrate da cui si poteva ammirare la neve cadere, per quel calore piacevole che ci ha accompagnato durante tutta la visita, e anche per l’accoglienza che ci ha riservato Cristian e il suo piccolo aiutante, un gattino di nome Colombo.
Il laboratorio Legnostile
Tra le tradizioni artigianali ancora presenti a Sauris c’è quella dell’intaglio e della lavorazione del legno, portata avanti con orgoglio dai fratelli Plozzer, Danilo ed Ermanno, che nel 1992 a Sauris aprirono il loro laboratorio artistico Legnostile, a cui si aggiunse poi l’altro fratello Dario.
Lavorazioni moderne che si alternano a tecniche più tradizionali e danno vita ad opere di carpenteria, utensili, mobili e oggetti intagliati come le “dàlmine” (gli zoccoli tipici in legno, che in saurano si chiamano khöispn), oltre alle maschere del carnevale.
Legnostile utilizza esclusivamente legni masselli locali e finiture atossiche, con un’attenzione concreta sia all’ambiente sia a chi acquista. È inoltre considerato il primo esempio in Italia di filiera foresta-legno: una scelta che valorizza il legname locale e il lavoro delle imprese del territorio.
Il bosco bioenergetico
Questa è una di quelle esperienze che si fatica a spiegare a parole, perché non è una semplice passeggiata nel verde, ma qualcosa che per me e per mia mamma è stato profondamente rigenerativo. Con noi c’erano anche Anna e Caterina, che ci hanno accompagnate lungo il percorso spiegandoci perché questo bosco è considerato un luogo capace di trasmettere energia e benessere.
Il percorso nel bosco si sviluppa in località Velt, tra Sauris di Sopra e Sauris di Sotto e comprende 22 tappe energetiche, in cui è consigliabile fermarsi per almeno 15 minuti, per entrare in risonanza con la bioenergia di abeti, faggi e altre specie arboree.
Io l’ho fatto e ad un certo punto ho sentito una leggera vibrazione attraversare il mio corpo, come se stessi entrando in relazione con l’albero. Che sensazione bellissima!
Il centro etnografico "haus van der Zahre"
Tra le visite che ho fatto a Sauris, questa è sicuramente una di quelle che ho apprezzato di più. Grazie a Lucia, che si occupa del museo, io e mia mamma abbiamo potuto immergerci davvero nella cultura locale.
È stato bello ascoltare i racconti e gli aneddoti che ci ha condiviso durante la visita, storie che aiutano a capire meglio l’identità di questo luogo e di chi lo abita. Tra quelle che mi hanno colpita di più c’è proprio la leggenda legata alla nascita di Sauris.
Si narra di due giovani soldati tedeschi che decisero di abbandonare la loro terra, provati dalla guerra, alla ricerca di un luogo che li accogliesse e li tenesse al sicuro.
Lo trovarono in questa vallata remota e difficile da raggiungere intorno alla metà del Duecento, quando fondarono il primo insediamento.
All’inizio vissero di caccia e allevamento del bestiame, poi iniziarono lentamente a dissodare il bosco per ricavarne terreni coltivabili, non senza difficoltà.
Sai che ancora oggi esiste una piccola “disputa” tra le due frazioni del paese? Gli abitanti di Sauris di Sotto sostengono che i due soldati arrivarono prima da loro, per poi spostarsi a Sauris di Sopra perché il terreno non era sufficiente per entrambi. Quelli di Sauris di Sopra, invece, raccontano esattamente il contrario.
Al di là di quale sia la versione corretta, una cosa è certa: i primi abitanti di Sauris provenivano da territori germanofoni. A dimostrarlo è la lingua ancora parlata in zona, che conserva tracce di antichi dialetti del Tirolo e della Carinzia.
Se vuoi capire davvero chi sono i saurani e da dove vengono, questo è il posto giusto da cui iniziare.
Il Centro Etnografico Haus van der Zahre si trova a Sauris di Sopra, all’interno di un rustico dell’Ottocento con travi di larice, pareti in legno a incastro e scandole sul tetto.
Se all’esterno è rimasto praticamente identico a com’era un tempo, è all’interno che è stato trasformato in uno spazio vivo dedicato alla memoria della comunità.
Non aspettarti il classico museo: molti degli oggetti esposti sono stati prestati dalle famiglie del paese, così come molte delle storie che si leggono nelle sale arrivano direttamente dai suoi abitanti.
Al piano inferiore trovi una sezione permanente dedicata alle origini di Sauris, alla vita contadina di un tempo e alla sua lingua germanica. Al piano superiore, invece, le esposizioni cambiano nel corso dell’anno: a volte raccontano i mestieri del paese, altre l’abbigliamento tradizionale, il Carnevale o il rapporto della comunità con il bosco.
Il mio consiglio? Visitare il museo e, se ne hai l’occasione, ascoltare le parole di Lucia. È il modo migliore per viverlo davvero e portarsi a casa non solo una visita, ma una testimonianza autentica della storia di Sauris e di quel forte senso di comunità che ancora oggi attraversa tutto il borgo.
Il lago di Sauris
Per arrivarci dovrai percorrere la strada che sale da Ampezzo e si insinua tra le gole della Val del Lumiei, stretta e sinuosa, con il torrente Lumiei che scorre in basso. Poi, quasi senza preavviso, la valle si apre e lì appare il lago di Sauris.
Nato negli anni Cinquanta con la costruzione di una diga sul Lumiei, si trova a circa 980 metri di quota, incastonato tra pendii fitti di abeti e larici e tutt’intorno le Alpi Carniche che sembrano volerne custodire gelosamente la bellezza.
Proprio per le sue origini, il lago viene svuotato ogni tanto per consentire una manutenzione più profonda e se capiterai a Sauris in quelle rare occasioni, potrai addirittura vedere alcune tracce di quello che era l’antico paese di La Maina e persino il suo albergo. Incredibile, vero? Sauris riserva sempre tantissime sorprese, fidati di me.
Durante l’estate puoi venire qui e pescare lungo le rive, oppure noleggiare un kayak o un pedalò per esplorare il lago da vicino, godendoti il panorama delle montagne riflesse in superficie, o magari avventurarti in uno dei tanti sentieri fino alle cime carniche.
La primavera invece è il periodo ideale per camminare lungo il lago e risalire verso i pascoli, approfittando della poca presenza dei turisti in giro per il territorio.
E poi c’è l’autunno, quando tutto si accende di rosso, arancione e oro grazie al foliage, trasformando il paesaggio in una cornice particolarmente suggestiva.
Noi abbiamo vissuto Sauris nel pieno dell’inverno, con gli scarponi che affondavano nella neve fresca e il fiato che diventava vapore nell’aria fredda, dentro quel silenzio che solo le grandi nevicate sanno creare.
Lo rifarei mille volte, perché in quella settimana ho ritrovato un ritmo che negli ultimi mesi avevo perso e di cui avevo davvero bisogno.
È vero, non abbiamo percorso l’anello delle malghe sotto il sole estivo, quando i pascoli si riempiono di fiori e le casere profumano di latte caldo. Non abbiamo pagaiato sul lago nelle sue sfumature turchesi, né pedalato tra boschi e radure, eppure non ci è mancato nulla.
Perché Sauris è un luogo da vivere con calma: solo così riesci a coglierne davvero l’atmosfera. Non è una destinazione da attraversare in fretta, ma un posto che chiede attenzione, ascolto e tempo.
Sauris è uno di quei luoghi che continuano a chiamarti anche dopo il ritorno, perché sai che ogni stagione saprà mostrarti qualcosa di diverso. E forse è proprio questo il bello: avere sempre un motivo per tornarci.
© Immagini: Sauris Zahre