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Ostì Vedl
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Ostì Vedl
Ostì Vedl
simbolo euro3/4

un antico maso del '500 nella valle dei mulini a Longiarù

Ostì Vedl

Non disponibile
€120,00
San Martino in Badia (BZ) - Trentino Alto Adige

7 Camere

Bambini

Parcheggio

SPA-Wellness

Wi-Fi

 

Nel piccolo paese di Longiarù, in Alta Badia, nel cuore del Parco Naturale Puez Odle, Ostì Vedl è un maso del ’500 che appartiene da sempre alla famiglia Costa.

Nel 2023 ha ripreso vita grazie a un restauro rispettoso e fedele alla sua anima. Le 7 camere, una suite e sei doppie, sono state realizzate all’interno della struttura originale, mantenendo intatti volumi, materiali e molti arredi di famiglia. Il legno porta i segni degli anni, le pareti raccontano il tempo, ma ogni ambiente offre il comfort di oggi, senza snaturare ciò che è sempre stato.

Martin e la sua mamma Hildegard gestiscono l’agriturismo in prima persona. La colazione è fatta di torte e marmellate preparate in casa, burro fatto dalla zia, speck lavorato da loro. Fuori ci sono le galline, le mucche, i conigli, le quaglie. In estate anche i maiali. È un maso vero. Che vive e lavora.

A disposizione degli ospiti ci sono una piccola cantina, una ski room e una spa all’aria aperta con sauna, vasca idromassaggio e tinozza di acqua gelida. E poi un’esperienza unica: un letto rilassante con il fieno raccolto nei loro campi, un momento rigenerante alle erbe alpine che profuma di montagna e semplicità.

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Acqua
Bambini
Parcheggio
SPA-Wellness
Kit di cortesia
Balcone
Cassaforte
Ciabatte
Wi-Fi
Acqua
Bambini
Parcheggio
SPA-Wellness
Kit di cortesia
Balcone
Cassaforte
Ciabatte
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perché in stile FlaïA?

Ostì Vedl è una casa che ha memoria. La senti nei mobili che non sono stati scelti per arredare, ma custoditi perché fanno parte della storia di questa casa. Nelle pareti che non cercano di sembrare antiche, perché lo sono davvero. È nello sguardo di Martin quando ti racconta un dettaglio del maso, nella meticolosità con cui pensa a tutto perché agli ospiti non manchi nulla. È in Hildegard che prepara le torte la mattina presto, che sistema le camere, che controlla in silenzio che ogni cosa sia al suo posto. La mattina profuma di burro fatto a mano e dolci ancora tiepidi. D’estate l’aria sa di prati tagliati e di fieno appena raccolto. D’inverno è il legno caldo della stube ad avvolgere gli spazi, mentre fuori la valle si fa ovattata e quieta. La sera scende piano e quel silenzio non è assenza, è presenza. Ti rallenta, ti distende, ti riporta a un ritmo più semplice.

Gusto

la bontà delle cose genuine, fatte in casa con amore

Vista

le Puez Odles si ergono immense

Olfatto

profumo di legna e di fieno

Tatto

l'autenticità di un tempo e il comfort di oggi

Udito

cullati dal silenzio della valle

Cos'è il flaïametro?

posizione

Ostì Vedl

Lungiarü, Str. S. Lizia 162

39030 San Martino In Badia (BZ)

Italia

Nei dintorni

7,9 km dall'impianto di risalita "Piccolino"

25,6 km da Corvara in Badia

26,4 km da Brunico

52,1 km da Bressanone

53,3 km dal Lago di Braies

posizione

Ostì Vedl

Lungiarü, Str. S. Lizia 162

39030 San Martino In Badia (BZ)

Italia

Nei dintorni

7,9 km dall'impianto di risalita "Piccolino"

25,6 km da Corvara in Badia

26,4 km da Brunico

52,1 km da Bressanone

53,3 km dal Lago di Braies

dove mangiare a merano 2000

la storia del maso

1532 - una data incisa nel legno e nella memoria

È la traccia più antica ritrovata nella storia di Ostì Vedl, che in ladino significa “osteria vecchia”. La prima del paese. Da sempre della famiglia Costa.

Ma la sua storia inizia ancora prima delle date.

Nel 1490, ai piedi del Sass de Putia, una tempesta violenta scatenò una frana immensa. La terra scese a valle e travolse la chiesa di Longiarù, che allora sorgeva accanto all’osteria. Della chiesa rimase solo una campana, oggi custodita a Innsbruck.

La locanda invece restò in piedi. Silenziosa, resistente.

E continuò a fare ciò che aveva sempre fatto: accogliere.

Con quella sobrietà ladina che non alza la voce, che non ostenta, ma prepara il tavolo, accende la stube e lascia che sia il calore a parlare. Un’ospitalità fatta di gesti misurati, di mani operose, di silenzi pieni.

All’inizio del Cinquecento era già citata nelle cronache del paese. Un’osteria viva, rifugio per i viandanti e cuore delle serate del borgo.

Si racconta che una sera, durante una partita a carte, tra una mano giocata male e un sorso di troppo, qualcuno arrivò a giocarsi persino la licenza dell’osteria. E la perse.

Così Ostì Vedl chiuse le sue porte come locanda e rimase semplicemente la casa privata del maso. Fino al 2008 quelle stanze hanno custodito la vita dei nonni di Martin. Poi è arrivato il silenzio.

Dal 2008 al 2015 la casa è rimasta ferma, ma non spenta. Come un respiro trattenuto. Come se aspettasse che qualcuno trovasse il coraggio di ascoltarla di nuovo.

Martin lo sa bene.

Quando ne parla, abbassa lo sguardo. Gli occhi si velano, la voce cerca spazio tra le emozioni.

"Nel 2015 abbiamo iniziato i lavori io e mio papà. Era il suo sogno. Voleva ridare vita alla casa dove era nato. Non cambiarla, ma rispettarla. Farla tornare quello che era sempre stata."

Si ferma un istante, come se rivedesse quelle giornate.

"Facevamo tutto insieme. Ogni scelta, ogni dettaglio. Non stavamo solo sistemando delle mura. Stavamo costruendo qualcosa per il futuro."

Poi il respiro si fa più profondo.

"Nel 2018, durante la tempesta del Vaia, mio papà ha avuto un incidente mentre era di servizio con i vigili del fuoco."

Le parole scendono lente.

"Non ce l’ha fatta. E per un po’ non ce l’abbiamo fatta neanche noi."

Si ferma. E per qualche secondo non dice altro.

dove mangiare a merano 2000

"Per un po’ ci siamo fermati. Non avevamo la forza di continuare. Entrare qui faceva troppo male."

Le dita sfiorano il tavolo, quasi a cercare un appiglio.

"Poi, dopo qualche anno, abbiamo capito che lasciarla così non era quello che avrebbe voluto. Così abbiamo ripreso in mano tutto. Piano. Con rispetto. E abbiamo finito quello che avevamo iniziato insieme."

Alza gli occhi.

"Era il suo sogno. Finirlo è stato come tenere viva una parte di lui."

Ad agosto 2023, Ostì Vedl ha riaperto le sue porte.

Oggi è gestita da Martin, e dalla sua mamma Hildegard. Dentro, tra le stube e le camere, il legno racconta ogni cosa. Le pareti, i pavimenti, gli arredi custodiscono il tempo senza trattenerlo.

Qui la quotidianità diventa semplice, essenziale. Il ritmo rallenta.

E ti accorgi che a volte non serve aggiungere nulla. Basta solo restituire vita a ciò che l’ha sempre saputa accogliere.

la storia del maso

dove mangiare a merano 2000

1532 - una data incisa nel legno e nella memoria

È la traccia più antica ritrovata nella storia di Ostì Vedl, che in ladino significa “osteria vecchia”. La prima del paese. Da sempre della famiglia Costa.

Ma la sua storia inizia ancora prima delle date.

Nel 1490, ai piedi del Sass de Putia, una tempesta violenta scatenò una frana immensa. La terra scese a valle e travolse la chiesa di Longiarù, che allora sorgeva accanto all’osteria. Della chiesa rimase solo una campana, oggi custodita a Innsbruck.

La locanda invece restò in piedi. Silenziosa, resistente.

E continuò a fare ciò che aveva sempre fatto: accogliere.

Con quella sobrietà ladina che non alza la voce, che non ostenta, ma prepara il tavolo, accende la stube e lascia che sia il calore a parlare. Un’ospitalità fatta di gesti misurati, di mani operose, di silenzi pieni.

All’inizio del Cinquecento era già citata nelle cronache del paese. Un’osteria viva, rifugio per i viandanti e cuore delle serate del borgo.

Si racconta che una sera, durante una partita a carte, tra una mano giocata male e un sorso di troppo, qualcuno arrivò a giocarsi persino la licenza dell’osteria. E la perse.

Così Ostì Vedl chiuse le sue porte come locanda e rimase semplicemente la casa privata del maso.

Fino al 2008 quelle stanze hanno custodito la vita dei nonni di Martin. Poi è arrivato il silenzio.

Dal 2008 al 2015 la casa è rimasta ferma, ma non spenta. Come un respiro trattenuto. Come se aspettasse che qualcuno trovasse il coraggio di ascoltarla di nuovo.

Martin lo sa bene.

Quando ne parla, abbassa lo sguardo. Gli occhi si velano, la voce cerca spazio tra le emozioni.

"Nel 2015 abbiamo iniziato i lavori io e mio papà. Era il suo sogno. Voleva ridare vita alla casa dove era nato. Non cambiarla, ma rispettarla. Farla tornare quello che era sempre stata."

Si ferma un istante, come se rivedesse quelle giornate.

"Facevamo tutto insieme. Ogni scelta, ogni dettaglio. Non stavamo solo sistemando delle mura. Stavamo costruendo qualcosa per il futuro."

Poi il respiro si fa più profondo.

"Nel 2018, durante la tempesta del Vaia, mio papà ha avuto un incidente mentre era di servizio con i vigili del fuoco."

Le parole scendono lente.

"Non ce l’ha fatta. E per un po’ non ce l’abbiamo fatta neanche noi."

Si ferma.

E per qualche secondo non dice altro.

"Per un po’ ci siamo fermati. Non avevamo la forza di continuare. Entrare qui faceva troppo male."

Le dita sfiorano il tavolo, quasi a cercare un appiglio.

"Poi, dopo qualche anno, abbiamo capito che lasciarla così non era quello che avrebbe voluto. Così abbiamo ripreso in mano tutto. Piano. Con rispetto. E abbiamo finito quello che avevamo iniziato insieme."

Alza gli occhi.

"Era il suo sogno. Finirlo è stato come tenere viva una parte di lui."

Ad agosto 2023, Ostì Vedl ha riaperto le sue porte.

Oggi è gestita da Martin, e dalla sua mamma Hildegard. Dentro, tra le stube e le camere, il legno racconta ogni cosa. Le pareti, i pavimenti, gli arredi custodiscono il tempo senza trattenerlo. Qui la quotidianità diventa semplice, essenziale. Il ritmo rallenta. E ti accorgi che a volte non serve aggiungere nulla. Basta solo restituire vita a ciò che l’ha sempre saputa accogliere.

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